Business Technology & Data

Trasformazione Digitale – Tra Intelligenza e Fantasia

 
 

Questa volta non si tratta di una moda passeggera. Il cambiamento indotto dalle tecnologie digitali non solo è percepito come la sfida più importante da tutte le organizzazioni, ma realmente sta diventando elemento discriminante tra chi può farcela e chi no.

Ma cosa significa Trasformazione Digitale? Un esempio emblematico:

 

La cinese Tianyuan Garments ha annunciato che aprirà una fabbrica tessile in Arkansas (non in Cambogia o Vietnam). Potrà produrre 23 milioni di t-shirts all'anno, al prezzo medio di 33 centesimi di dollaro.

 

La società cinese, che lavora anche per Adidas, Armani e Reebok, ha dichiarato che in nessun paese del mondo il costo del lavoro sarà così basso. La fabbrica sarà interamente gestita da robot, con una velocità di produzione calcolata in 26 secondi a pezzo. Ma non basta, la Tianyuan si è impegnata ad assumere 400 persone a Little Rock, la capitale dell'Arkansas. (Fabio Bogo – LaRepubblica.it 11/9/2017)

Se non è trasformazione questa! Vengono sfatate in un sol colpo certezze ormai consolidate sul costo del lavoro, sulla globalizzazione, sul ruolo del lavoro umano nella società digitale.

 

La domanda quindi non è se imboccare o no questo percorso, ma quando e soprattutto come farlo.

 

Per semplificare, possiamo identificare due componenti principali all’interno di questo processo: la trasformazione dell’IT e la trasformazione del Business.

Componenti che valgono sia per le aziende Legacy che per quelle più innovative, perché il rischio anche dietro la Vision più innovativa, c’è sempre. Anche se ti chiami Tesla (leggi l’articolo de Il Sole 24 Ore al riguardo).

Il cambiamento nasce da idee dirompenti, ma ha bisogno di basi solide per prendere piede. Anzi possiamo dire che i risultati che si possono raggiungere oggi dipendono fortemente dal livello di maturità e affidabilità del contesto digitale in cui si opera. 

Per quanto riguarda l’IT possiamo considerare cinque pilastri su cui appoggiare la propria strategia digitale. Si tratta di ambiti su cui si lavora da anni, ma che negli ultimi tempi hanno subito fortissime accelerazioni in termini di architettura e di prestazioni.

1. Gestione digitale dei processi operativi e collaborativi
Parliamo di ERP, ma in generale di Applicazioni che supportano l’operatività delle imprese, rilevano dati, gestiscono flussi, orchestrano le diverse componenti della organizzazione: quelli che, negli ultimi tempi, si definiscono anche Systems of Records

Si deve osservare che certi ERP pensati 20 o 30 anni fa, possono anche rappresentare un freno per l’innovazione se non adeguatamente aperti ed integrati, ma da lì si deve partire. Includerei in questo ambito anche i più recenti Systems of Engagement e quindi email, strumenti di collaborazione, social, legati non a processi strutturati, ma alla comunicazione tra persone/entità organizzative. 

I processi digitalizzati producono dati che a loro volta possono alimentare funzionalità ulteriori. L’aumento del numero e della tipologia di processi digitalizzati ha fatto aumentare in maniera esplosiva la quantità di dati prodotti, in particolare nell’area della cosiddetta Internet delle Cose (IOT), creando le basi per infiniti nuovi domini applicativi.

2. Strumenti di analisi dei dati raccolti dentro e fuori l’azienda
Qui l’obiettivo non è migliorare la gestione di un processo, ma migliorarne la comprensione e gli esiti possibili. Si tratta di estrarre intelligenza dai dati che descrivono un insieme di attività, per correggere, indirizzare, innovare. Sempre di più le fonti di dati utili non sono solo interne all’azienda, ma si estendono su diversi universi esterni (web, sondaggi, report …).

Esiste un’ampia gamma di strumenti che vanno dalla BI, agli analytics fino alla nuova generazione di prodotti nati intorno ai cosiddetti Big Data che devono il loro nome non solo in riferimento al loro volume, ma alla multidimensionalità, alla diversità di origine e di formato.

3. Infrastruttura computazionale e di memorizzazione affidabile e performante (Data Center)
Il Data Center, proprio o di un provider, costituisce il motore che eroga la potenza necessaria a supportare la trasformazione digitale. Il percorso di virtualizzazione e di standardizzazione di tutte le componenti è ormai completo. Gli strumenti di gestione permettono di tenere sotto controllo, anche in modo preventivo, infrastrutture sempre più complesse e potenti. Il cosiddetto Software Defined Data Center è ormai una realtà matura che permette di ottimizzare le risorse e semplificare la gestione. Il cloud costituisce una sorta di Data Center virtuale e delocalizzato, in alcuni casi definibile Serverless, dove trovare risorse e servizi.

4. Reti per l’accesso, il trasporto dei dati e l’integrazione
Le reti di trasporto rendono indifferente l’ubicazione fisica di utenti, potenza di calcolo, deposito fisico di dati e applicazioni.  Ma proprio per questo, efficienza ed affidabilità delle reti sono uno dei cardini della trasformazione digitale.  Non esistono più barriere legate alla distanza o, ancora di più, alla diversa natura dei dati. Gli standard di formato e di protocollo, rendono potenzialmente interoperabile qualunque applicazione con qualunque altra.

5. Strumenti di difesa da attacchi ed eventi disastrosi
Il valore deve essere protetto. Il rovescio della medaglia della potenziale interoperabilità di tutto verso tutto, è che anche malintenzionati possono inserirsi nelle maglie delle reti per rubare, danneggiare, distruggere. Ma questi tipi di danni possono anche essere generati da eventi distruttivi del tutto fortuiti che possono interrompere il normale esercizio dei sistemi. Esistono quindi strumenti, prodotti, metodologie che si occupano di proteggere sistemi e dati da attacchi esterni e che garantiscono la continuità (o quasi) del servizio in caso di malfunzionamenti o disastri.

 

Possiamo chiamare IT Trasformation le possibili combinazioni di queste componenti nelle loro versioni più evolute.

Ma è questa la trasformazione digitale? Certamente no. Tuttavia queste sono le condizioni di partenza per potere intraprendere un percorso di innovazione della propria organizzazione che faccia leva sulla digitalizzazione.

 

Parliamo quindi di condizioni non sufficienti per imboccare la strada della trasformazione, ma certamente necessarie. Avere buone soluzioni sui cinque pilastri indicati, permette di costruire la propria soluzione individuale che può differenziare un soggetto da tutti gli altri. 

Ma allora cos’altro serve?

 

Quello che serve in più è la fantasia, la capacità di inventare nuove cose, materiali o virtuali che siano, e nuovi modi di proporle sui mercati.

 

Si è vero, oggi con l’intelligenza artificiale si possono scrivere articoli o progettare forme nuove, ma è la fantasia dell’imprenditore che permette di trasformare la tecnologia in impresa, in organizzazione in grado di realizzare nuovi prodotti e nuovi servizi (l’idea di business).

Possiamo cercare (e trovare) sul mercato soluzioni e partner che ci possano agevolare nella costruzione delle fondamenta digitali. Tuttavia l’idea vincente nasce da un mix difficilmente programmabile di competenza, sensibilità, intuizione, collaborazione all’interno di un ecosistema favorevole. Perché anche quando parliamo di Industria 4.0, parliamo del risultato di tante piccole scelte e della volontà di portare a compimento una Vision aziendale molto più grande e ambiziosa.

In fondo è sempre stato così, pure nelle precedenti rivoluzioni industriali, anche se questa volta l’effetto moltiplicatore della tecnologia è assolutamente straordinario, con accelerazioni brutali.
La quarta rivoluzione industriale può contare su una quantità e qualità di strumenti infinitamente superiore alla introduzione della forza motrice a vapore o della energia elettrica. Quello che oggi possiamo potenziare non è solo la forza fisica degli umani, o la velocità di movimentazione delle cose. Il digitale ci permette di moltiplicare o aumentare (quasi) tutte le nostre facoltà, in (quasi) tutti i campi dell’attività umana, proprio perché basato su una metafora del nostro comportamento.

In ogni caso se l’intelligenza artificiale promette di sostituire o migliorare la nostra capacità di analisi o ragionamento, ci vorrà ancora qualche tempo prima di cominciare a parlare di fantasia artificiale …anche se le recenti performaces di AlphaGo stanno avvicinando in maniera imprevista questa nuova rottura dei confini del digitale.

 

Paolo Angelini
General Manager
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