Motori, cibo, ceramica, packaging…

 

ma ora anche cloud e big data: perché in Emilia-Romagna si sta scrivendo il futuro del Business


E’ passato ormai quasi un mese dal nostro FIT Talk del 7 ottobre, quando gli incontri con i protagonisti del Futuro dell’IT e dell’Innovazione che normalmente ospitiamo negli headquarter di Trento hanno fatto tappa a Casalecchio di Reno per festeggiare i dieci anni di presenza di Dedagroup sul territorio bolognese.

 

In quell’occasione, come ha raccontato a caldo il collega Luigi Zanella (Public Services), abbiamo ospitato un interessante confronto a più teste, che hanno arricchito la discussione sulle potenzialità legate a Big Data e Intelligenza Artificiale che vanno concentrandosi nella nostra città da molteplici punti di vista: la politica, le aziende, l’alta formazione, la ricerca, il governo dell’innovazione sul territorio. Erano presenti alcuni tra i più importanti attori dello scenario locale: il Presidente della Regione Stefano Bonaccini, il Direttore del Dipartimento SCAI di Cineca Sanzio Bassini, la Direttrice Generale di Confindustria Emilia Tiziana Ferrari, il Managing Director di Bologna Business School Alfredo Montanari, il Presidente di Lepida Cup 2000Alfredo Peri.

A distanza appunto di qualche settimana vorrei provare ad approfondire il ragionamento sulle opportunità che si presentano oggi sul nostro territorio per le imprese e proporre un approccio concreto al tema, anche raccogliendo lo spunto di Alfredo Montanari di BBS a prenderci la responsabilità di essere uno degli attori più rilevanti della filiera digitale. 

Si potrebbe pensare che parlare di innovazione e imprese a pochi giorni di distanza da uno scandalo nato proprio da speculazioni sulla innovazione, sia fuori luogo, ma io penso invece che anche questo faccia parte di quella responsabilità: è importante continuare a comunicare le potenzialità connesse alla trasformazione digitale e ricordare i tantissimi modelli di successo che consentono alla media impresa italiana di rimanere ai vertici della manifattura mondiale, come ricordato dal presidente Bonaccini che si è soffermato sui record di crescita del tessuto imprenditoriale emiliano e sul  trend incoraggiante dell’occupazione. L’Emilia-Romagna è la prima regione italiana per export pro-capite (7.420 €) ed è seconda alla Lombardia come quota assoluta di export (13,9% dell’export nazionale, contro il 26,8 della Lombardia ed il 13,5 del Veneto).

 

Per quanto riguarda il lavoro, il tasso di disoccupazione in Emilia-Romagna è al 4,8%, secondo solo al 4,4% del Trentino.

 

Ma oltre ai tradizionali settori di eccellenza (meccatronica, food, ceramica…) ora l’Emilia sta diventando terra d’elezione per l’innovazione digitale, in particolare per quanto riguarda la capacità di calcolo ed i Big Data. Non per nulla è stato coniato lo slogan “Data Valley”. 

Senza fare troppo rumore Bologna è stata scelta per ospitare Il Data Center del Centro meteo europeo (ECMWF) sostituendo Reading (UK).

 

Il Supercomputer che verrà trasferito a Bologna

“Bologna si appresta a diventar un polo tecnologico di importanza mondiale. Ricordiamo infatti che già attualmente in Emilia-Romagna si concentra il 70% della capacità di calcolo e di storage nazionale, grazie alla presenza di Cineca e INFN e altri istituti di ricerca nazionali, e il territorio regionale ospita una delle più importanti comunità europee sul tema di Big Data, con oltre 1.700 ricercatori coinvolti.” (Ansa.it)

 

Sono nate inoltre una serie di iniziative come: BI-REX (Big Data Innovation and Research Excellence), consorzio, costituito a fine 2018, che raggruppa 57 tra Enti e Centri di Ricerca, Università e Imprese del territorio, oltre ad un altro prestigioso consorzio fondato da Alma Mater di Bologna, Politecnico di Milano e Fondazione Golinelli di Bologna, con il sostegno di INFN e Istituto Italiano di Tecnologia – IIT, con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento italiano per la ricerca nel campo di Big Data e Data Science.

Insomma, le opportunità non mancano per imboccare realmente la strada della innovazione digitale.

 

Ma l’innovazione non è fumo, non è futuribile, non è miraggio. L’innovazione è sostanza, sostenibilità e concretezza, e qualsiasi business può – deve – pensare a rinnovarsi profondamente.

 

Veniamo al dunque, quindi: cosa ci possono fare le imprese bolognesi ed emiliane con una potenza di calcolo che ci mette al centro della cosiddetta “Exascale Race”, una sorta di moderna corsa al nuovo oro rappresentato dai dati? Moltissimo, se teniamo conto che a questa capacità tecnologica si affianca un sistema che funziona e che consente di far leva non solo sulle proprie competenze ma anche sulla rete efficace con gli altri attori.

 




I dati pubblicati la settimana scorsa sull’utilizzo da parte delle regioni italiane dei fondi Horizon 2020 per l’innovazione stanziati dall’Unione Europea la dicono lunga su una posizione di co-leadership con la Lombardia su cui forse non tutti avrebbero scommesso qualche anno fa:

 
 

Sintomo, la quantità di progetti finanziati, di una grande maturità nell’affrontare la messa a terra delle tecnologie abilitanti della Trasformazione Digitale con un’ottica di autentica svolta nel modo di fare business. Queste tecnologie (Cloud, Cybersecurity, Intelligenza Artificiale, Internet Of Things, Big Data, ecc) hanno tutte la caratteristica di poter supportare modelli di business che applicano il paradigma “time zero, space zero”, ossia che connettono oggetti, persone e processi di business con una flessibilità e una velocità mai viste prima. Il tema non è saper estrarre molti dati, ma saper riconoscere le informazioni giuste e utilizzarle nel punto e nel momento giusto, automatizzando tutti i microprocessi transazionali e concentrando le energie, la fantasia, l’estro delle persone sulle decisioni chiave della propria organizzazione.

 

Che si tratti di decidere dinamicamente un prezzo per massimizzare il valore di una transazione, di programmare gli acquisti minimizzando gli scarti e gli sprechi grazie a una straordinaria precisione nelle previsioni, di arricchire le esperienze dei clienti grazie a informazioni pertinenti, gradite, ben presentate e attivabili nel momento del bisogno, o di formare il personale in modo efficace, efficiente e collaborativo, il concetto di Data-Driven Business può essere universalmente applicato e declinato.

 

Questi sono solo esempidi cosa si può fare con Big Data e AI. Credo che tutti gli imprenditori e i manager dovrebbero avere nella loro agenda una riflessione su come innestare l’intelligenza artificiale nel loro modello di business e nei loro processi. Analogamente, opportuna e strategica, e non reattiva e tattica, è la consapevolezza del livello di sicurezza e di continuità con cui i sistemi informativi proteggono le idee e il business: non è più tempo di considerare questi temi “solo” questioni tecniche o tecnologiche, bensì argomenti di vitale importanza per le aziende. Oggi giorno è possibile affidare la gestione del proprio IT a veri e propri manager del Cloud, partner che assicurano livelli di servizio su misura dei diversi business, calcolati in base alle esigenze di chi la tecnologia la usa: per prendere decisioni, per gestire ordini, per muovere merci, per far lavorare assieme e meglio le persone. 

Non ci sono più scuse per gli imprenditori italiani e per quelli emiliani in particolare: il Cloud permette di liberare risorse e intelligenze da dedicare a progetti che rinnovino il business, con risultati e ritorni ben più tangibili e veloci di quanto non sia mai stato. Un fattore decisivo in termini di sicurezza e di competitività.

Ne parliamo davanti a un piatto di tortellini (rigorosamente in brodo)?

 
 

Paolo Angelini
Former General Manager, Dedagroup Business Technology & Data
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