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Le mappe, il territorio e la geolocalizzazione: commodity, scienza o tutt’e due?

 

Anche quest’anno ho partecipato alla Esri Partner Convention e all’Esri DevSummit, i due appuntamenti statunitensi organizzati in marzo da Esri, leader mondiale di prodotti e soluzioni GIS.

Insieme a circa 2000 nerd ho seguito da vicino il racconto dell’evoluzione tecnologica e strategica dell’azienda. Una narrazione che si è snodata lungo due direttrici.

Da un lato la Esri Partner Convention, dedicata ai partner e ai distributori mondiali di Esri, che ha l’obiettivo di presentare le evoluzioni tecnologiche e strategiche in atto nel mondo Esri, cercando anche di fornire strumenti, idee e supporto per divulgare cultura e tecnologia al mondo intero.

Dall’altro l’Esri DevSummit, che è invece tradizionalmente dedicato alla parte di sviluppo e alla presentazione dello stato dell’arte e della strategia tecnologica dei mesi successivi.

Ecco quanto mi sono portato casa.

 

L’evoluzione tecnologica e strategica di Esri

Quest’anno è apparso molto evidente, più degli anni passati, il riposizionamento di Esri da semplice produttore di componenti software a fornitore di piattaforma, dati e servizi. Questa evoluzione, avviata attraverso lo sviluppo di ArcGIS On Line, è partita cinque anni fa ed è cresciuta progressivamente. Da un lato, Esri ha integrato tutte le soluzioni on premise con il cloud e, dall’altro, l’azienda si è impegnata costantemente nella messa online di un numero sempre maggiore di contenuti.

A questo si aggiunge un forte investimento lato marketing, con una divisione nata un paio di anni fa che lavora molto con la comunità dei developer. Dopo i tecnicismi degli anni passati, necessari per far digerire la soluzione ArcGIS come una piattaforma e non come un semplice insieme di prodotti software, quest’anno lo slogan di Esri è stato “The Science of Where”, con un accento forte sulla componente di scienza e di conoscenza del territorio.

 

Di fatto, la disponibilità di dati e mappe, insieme alla capacità di effettuare direttamente online calcoli complessi, è stata declinata come una commodity.

 

Il 2017 segnerà inoltre il passaggio definitivo dalla creazione dei contenuti tramite workstation software dotate di un accesso privilegiato (ArcMAP e direct connection al GeoDataBase) ad un’architettura aperta e interoperabile basata su servizi in cui ogni client (destop, mobile, web), secondo le specifiche esigenze di business potrà partecipare con uguale dignità al processo di authoring dei dati.

Il punto di vista Esri, come sempre, è incentrato sul mercato americano. Sostanzialmente è questo a far la parte del leone, mentre il resto del mondo si deve adattare sulla base della capacità dei singoli rivenditori e partner, dovendo fare i conti con la concorrenza di altri competitor minori, come Intergraph e Autodesk. Inoltre, soprattutto per quel che riguarda l’Europa, la concorrenza è ancor più spietata e tocca anche la parte del mercato relativa al mondo Open Source.

Esri indirizza le proprie soluzioni suddividendole sulla base di filiere - o mercati - che considera di pari importanza: Government/PAC, PAL, Commercial, Utilities, Public Safety.

Da questo punto di vista, Esri sviluppa una piattaforma e un insieme di servizi applicabili in modo indiscriminato sia nel pubblico che nel privato. La vera sfida risiede, allora, nella capacità di comprendere come adeguare tali sistemi al contesto specifico dell’azienda o dell’ente. Su questo fronte, al fine di sfruttare al massimo tutte le potenzialità delle piattaforme fondate sui dati geografici e le loro rappresentazioni, riteniamo siano cruciali sia le conoscenze di processo sia le esperienze progettuali di sviluppo.  

 

Una piattaforma per lo sviluppo di nuove App

Su questi terreni l’offerta è basata sull’integrazione delle informazioni - per esempio i dati sociali, quelli relativi alla viabilità, quelli inerenti la capacità di acquisto delle persone - sulla loro rappresentazione in mappa e sui servizi di calcolo con cui effettuare analisi ad hoc.

In sintesi, Esri offre tutto quanto è necessario, con una copertura dati a livello mondiale, per realizzare App specifiche e per integrare sistemi esistenti con una visione territoriale.

L’avere a disposizione un set di dati che, a corredo delle piattaforme per il disegno delle mappe, consentono di estrarre il massimo valore possibile dal territorio, rappresenta senz’altro un asset su cui le PA e le Utilities possono far leva. I sistemi per analizzare l’accessibilità stradale dei servizi o il livello di copertura della popolazione residente, o ancora i cluster relativi alla capacità di spesa di uno specifico gruppo demografico, possono essere utilizzati senza la necessità di cercare, analizzare, caricare e omogeneizzare i dati.

Le informazioni sono già parte di quella fornitura di contenuti che ESRI mette a disposizione online, con configurazioni ibride, e che possono essere integrati eventualmente anche con archivi di privati.

A livello di evoluzione della piattaforma sono stati evidenziati i seguenti aspetti:

 
  • Consolidamento delle componenti server per garantire una maggiore scalabilità e affidabilità di ArcGI Server, che si evolve in ArcGIS enterprise
  • Collaborazione, anche applicativa e non solo in termini di dati, tra portali di organizzazioni differenti
  • Disponibilità di dati, modelli, applicazioni e API per la navigazione 3D
  • BI basata sul nuovo componente Insight che, con geocubi tempo-dimensionali, va oltre le visualizzazioni tradizionali
  • Costante crescita dei dati accessibili a catalogo, aggregato in un Live Atlas

Passando in rassegna le principali soluzioni presentate nell’area Expo, è da sottolineare la diffusione delle librerie di integrazione ai/Esri, un passo in avanti nella applicazione e diffusione sui progetti della realtà aumentata.

È stata molto apprezzata anche una soluzione che portava il GIS dentro spazi chiusi (un passo verso BIM?), in particolare con un sistema che, attraverso alcuni dispositivi, rileva il posizionamento di smartphone e permette di analizzare gli spostamenti delle persone all’interno di aree definite, con una gamma di applicazioni che va dai musei ai supermercati.

Come spesso accade, il mercato europeo, e quello italiano in particolare, arriva un po’ in ritardo rispetto agli scenari americani. In particolare, per quanto riguarda il contesto italiano, è un vero peccato che spesso i costi di licenza Esri vengano percepiti come troppo onerosi. In fondo, studiare come replicare le stesse soluzioni partendo da basi open source, non credo sia poi molto meno oneroso.

 
 

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