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Il martello non fa l’artigiano: l’IoT non è l’internet delle cose ma l’internet delle teste

 

Si parla tanto – e ormai da tempo – dell’Internet of Things (IoT). Per molti questo paradigma dovrebbe essere il perno delle strategie di innovazione aziendale, per tanti altri una delle leve di differenziazione competitiva con cui guadagnare terreno rispetto ai concorrenti e, anche, ai diversi mercati.

Cos’è effettivamente l’IoT? In che modo ha impatto sul mondo reale? 

Per descrivere questa tecnologia potrei usare la metafora del martello: non so se lo avete mai notato ma esistono centinaia - se non migliaia - di martelli diversi: un orologiaio userà un martello molto diverso da quello che usa un carpentiere, così come il mio medico di base usa una specifica tipologia di martello – il martelletto – per testare i riflessi delle ginocchia. E aggiungo che, per fortuna, il martelletto è ben diverso dal martello che ha usato il muratore quando ha ristrutturato la mia casa.

Il martello non è altro che uno strumento generico che, di volta in volta, assume forme diverse per obiettivi diversi. E oggi, se devo comprare un martello, non vado di certo in un negozio di soli martelli – e non so neanche se ne esistono. A seconda della tipologia di martello di cui ho bisogno, vado in una ferramenta, in un negozio di articoli per orologiai, per medici o per calzolai: dipende da cosa ne devo fare. 

L’ IoT, come il martello, è uno strumento versatile che va oltre la semplice tecnologia: si tratta di un fenomeno in grado di trasformare radicalmente il modo di fare business delle organizzazioni, soprattutto in quei settori come il Manufacturing in cui, grazie all’IoT, il digitale entra di prepotenza nei processi brick & mortar per traghettare una commistione spinta tra il fisico e il digitale.


IoT
 

Oggi coloro che si occupano di IoT hanno profili diversi rispetto a pochi anni fa, quando le figure incaricate di seguire progetti di questo tipo erano prevalentemente tecnici. Nel tempo si è passati dal “come funziona” al “perché dovrei applicarlo”, con un focus sempre più spinto sulle esigenze aziendali che questo approccio risolve e sul modo in cui può aiutare le aziende a far evolvere i modelli di business per alimentare innovazione costante.

 

L'importanza dei numeri e dei casi d’uso concreti

Secondo Business Insider nel 2017 erano ben 9 miliardi i dispositivi IoT connessi.

I dati testimoniano che il modo di affrontare questo tema sta cambiando: sono sempre di più coloro che – incaricati di ottimizzare un certo processo - o di creare nuovi servizi e nuovo valore – approcciano l’IoT guardando a temi di organizzazione e processi, per l’appunto, invece che alla tecnologia fine a sé stessa. Di questo trend si ha riscontro anche negli investimenti in IoT che, sempre secondo Business Insider, da qui al 2025 si prevede ammonteranno a circa 15.000 miliardi di dollari.

Zoomando sull’Italia, anche nel nostro Paese cresce la consapevolezza attorno alla centralità delle competenze come vera leva da agire per definire un piano di adozione delle tecnologie e di trasformazione, su cui solo il 46% si sente già preparata (fonte Comunicato Stampa Osservatorio IoT del Politecnico di Milano). 



Anche per questo sempre più forte coinvolgimento di figure manageriali, che guardano al business oltre che alla tecnologia, in Dedagroup Business Solutions tendiamo a proporre soluzioni pensate per processi specifici, con un focus sui reali obiettivi dei nostri clienti.

Per esempio lavoriamo insieme ai Direttori di produzione per aiutarli ad applicare il paradigma IoT al monitoraggio dei processi produttivi, fornendo loro dashboard sulle performance delle varie linee di produzione, aiutandoli a calcolare KPI come l’Overall Equipment Effectiveness (OEE) e ragionando con loro sulla possibilità di espandere questo approccio all’analisi avanzata delle informazioni, alla manutenzione predittiva o allo sviluppo di applicazioni per l’asset management. 

Un'altra tipologia di progetto su cui siamo impegnati è quella relativa ai servizi post vendita e ai ricambi. In questo contesto diamo supporto ai Responsabili delle Service Line nel tentativo di far diventare profittevole una funzione di business che è spesso in perdita. Un’attività cruciale per le aziende manifatturiere che, in questi anni, hanno subito importanti battute d’arresto in termini di marginalità.

 

Tutte le aziende che hanno un prodotto possono arricchirlo e renderlo unico con nuovi servizi digitali abilitati dall’IOT. È il caso di Gruppo Celli, per esempio, che all’ultimo Digital360Awards ha presentato la sua evoluzione in ottica di servizio, basata sullo sviluppo di impianti intelligenti e connessi che oltre a ridurre le interruzioni di servizio e ottimizzare gli interventi presso i clienti le hanno permesso di offrire servizi basati sulle informazioni raccolte.

 

Un progetto che ruota attorno alla profonda evoluzione del modello di business di Celli: passare dalla vendita di un prodotto alla vendita dei servizi associati al prodotto fisico, fino ad arrivare a proporre il prodotto stesso anche in modalità pay per use. 

 

Mescoliamo l’esperienza progettuale alle conoscenze tecnologiche e alla visione di business

Per riuscire a lanciare sul mercato un nuovo prodotto smart, o un nuovo servizio digitale, l’approccio di progetto deve tenere conto di una serie di aspetti che come abbiamo visto vanno oltre e al di là della tecnologia: il Change Management, il coinvolgimento delle persone che lavorano ai percorsi di trasformazione, le implicazioni strategiche o di business che riguardano tutti coloro che devono proporre al mercato qualcosa di diverso, di mai realizzato fino a quel momento. E, non da ultimo, gli impatti finanziari che la gestione di un progetto di questo tipo implica.

Nel confrontarci con le aziende impegnate in queste sfide, in Dedagroup Business Solutions cerchiamo di non autolimitarci nella ricerca di dialogo con un ruolo specifico.

 

In certi casi la presenza di un Innovation Lead o di un Digital Officer aiuta, ma spesso sono i capi delle funzioni coinvolte a guidare le danze, assieme ai CIO. Noi affrontiamo il tema dell’IoT aiutando le aziende a coinvolgere le funzioni e i ruoli corretti. Il nostro obiettivo è comprendere quali processi e sistemi trasformare, per far sì che abbiano tutti gli elementi necessari per valutare correttamente un progetto. 

Cerchiamo sempre di coniugare nel miglior modo possibile – e questa è una delle caratteristiche principali del nostro approccio e del nostro offering in questo settore – sia la componente di definizione del progetto sia gli elementi relativi alla sua roadmap, implementazione e misurazione dei risultati. Un approccio consulenziale che, anche grazie alle referenze che abbiamo già all’attivo, ci permette di instaurare collaborazioni costruttive con coloro che in azienda hanno l’onere e l’onore di introdurre innovazione dai vantaggi tangibili.

Per questo, e senza nulla togliere alla componente tecnica dei progetti IoT, certo importantissima e non da sottovalutare, ho dedicato un webinar - in programma il 27 settembre prossimo, alle persone chiave che in un progetto di trasformazione chiamiamo Sponsor di progetto, siano esse CTO, CIO, Innovation lead o Digital Officer: per noi sono tutte quelle persone speciali che con passione si occupano di questi aspetti e sono in grado di trasformare le idee in nuovi prodotti e servizi di successo per le loro aziende.

 

Marco Franchi
Consulting Manager
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