Un giorno da Communications Strategist in Dedagroup

La perfezione tecnica che apre alla speculazione

 

“Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico e allegorico del film. Io ho cercato di rappresentare un'esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell'inconscio”.
(Stanley Kubrick)

 

Il contenuto emotivo è ciò di cui mi occupo nel mio ruolo di Communications Strategist in Dedagroup.

Emotivo perché è ormai letteratura il concetto di brand ideal. Il brand ideal è ciò a cui un’azienda tende e ciò che una azienda vuol condividere con la sua audience in termini di ideale a cui tendere, insieme.

Ma come ottenere questo coinvolgimento dell’audience? Perché l’audience dovrebbe voler aspirare agli stessi valori che un’azienda propone? Nancy Duarte offre una risposta davvero affascinante a questa domanda proponendo il concetto di risonanza. Ovvero della capacità di un individuo o di un’azienda di entrare in contatto emotivo con il proprio pubblico tanto da poterlo guidare – per mano – in una trasformazione che lo porta a voler disseminare la storia ricevuta – l’idea raccontata – ovunque è possibile.

 

Breve storia di un film qualunque

Qualunque perché un contenuto narrativamente efficace dev’essere archetipico. Ed è così da molto tempo. Ad esempio, ed è soltanto uno tra i tanti esempi che potrei citare, come accade nelle fiabe.

Creatività

1. Scrivi il soggetto: definisci qual è l’argomento che intendi trattare, chi sono i personaggi (azienda, stakeholder, prodotti, progetti), il tema da affrontare (la storia), il punto di vista che vuoi far emergere (il plot).

2. Costruisci lo storyboard: metti in sequenza prima le lettere, poi le parole. Considera ogni singola frase come un singolo frame dello storyboard. Usa sempre una sola frase per esprimere un solo concetto. 

3. Redigi il copione: scrivi lo scheletro del tuo contenuto, avendo cura di far convogliare sinergicamente gli elementi emersi durante l’attività di creazione del soggetto e di costruzione dello storyboard.

Tecnica

Per riuscire a fare quanto descritto sopra, avrai bisogno di una spruzzata di tecnica. A volte, questa è propedeutica allo svolgimento della Creatività. La tecnica consiste in:

1. Inquadrare e realizzare le singole scene: comprendi l’esigenza che vuoi risolvere e fanne l’oggetto del tuo contenuto. Scrivi un paragrafo per ogni esigenza, ovvero uno per ogni scena.

2. Montare la sequenza: metti in ordine – se cronologico o meno è tua libera scelta – i contenuti dello storyboard, ovvero i diversi paragrafi. Ti accorgerai che spesso la somma delle parti è diversa dalle singole parti. È una buona cosa perché questo è ciò che restituisce, a mio avviso, lo Zeitgeist. Citando lo Zeitgeist non sto volando troppo alto e, anzi, il contrario. Non credo che questo concetto sia applicabile alla sola letteratura. È, invece, presente prepotentemente in tutta la storia delle forme di comunicazione di massa del XIX e XX. Pensa alla radio e alla pubblicità prima e, oggi, ai commenti – davvero di ogni genere – che ogni giorno postiamo sui social network.

3. Scegliere la colonna sonora: è il momento di comunicare ciò che non si può mostrare all’occhio, il trascendente, l’evocativo. In questo caso devi cercare di individuare – e di impersonare correttamente – il tono di voce. Il tono di voce è un percepito impalpabile, proprio come la musica, ma ti consentirà di creare il leit motiv del tuo contenuto.

4. Coinvolgere l’audience: prendi per mano il lettore e accompagnalo nella lettura. Lo devi tenere incollato alla sedia, proprio come succede al cinema. Per realizzare l’incantesimo devi costruire il ritmo del contenuto. Usa frasi brevi, cadenzate, a incalzare il ragionamento; titoli e sottotitoli a guidare l’occhio lungo il percorso di lettura.

5. Dialogare: quando prepari il contenuto, cerca di non dare tutte le risposte al tuo lettore. Lasciagli una porta aperta al commento, all’espressione di un punto di vista.

 

Per creare i contenuti frutto del mio lavoro cerco sempre di seguire questi passi. O meglio, sono loro che in qualche modo seguono me. Che si impossessano di me quando apro un nuovo progetto editoriale.

 

Accade sempre così per ogni pezzo di contenuto. Per ogni Piece of my heart. Come vedi, non posso fare a meno di usare la lingua per giocare. Questa è la chiave di tutta la passione che metto nell’essere un Communications Strategist in Dedagroup.

Tuttavia questo mestiere non è mai un mestiere incentrato sulla creatività e la tecnica del singolo. Nella mia quotidianità dialogo costantemente con le linee di business con l'obiettivo di costruire - insieme - il contenuto più adatto per ogni singola audience.

Insieme al dialogo con gli stakeholder interni, c'è un altro elemento cruciale a riempire le mie giornate in Dedagroup: il team di cui faccio parte.

 

Qual è il suono di una sola mano che applaude? (Kōan Zen)

 

“Avrei bisogno di comunicare una nuova partnership commerciale”.

“Mi servirebbero i blocchi con il nostro logo”.

“Occorre costruire un posizionamento di comunicazione e definire un piano editoriale che ne traghetti i contenuti nel corso dei prossimi sei mesi. È necessario mixare sapientemente canali online e offline”.

“Il sito di prodotto è obsoleto. Dobbiamo rivederne il posizionamento di comunicazione, nonché la struttura e i contenuti delle pagine.”.

 

Queste sono soltanto alcune delle frasi che aleggiano nel mio ufficio: sono trasmesse a voce, via mail, via telefono. Sono omnichannel, proprio come il team di cui faccio parte. E per fortuna.

 

Non solo perché l’omnicanalità - ma soprattutto la ricerca di percorsi sinergici tra online e offline che valorizzino le singole iniziative di marketing e comunicazione – rappresenta ciò che un buon team di marketing e comunicazione oggi deve fare.

Ma, anche perché, siamo per davvero e sempre in bilico tra reale e virtuale: io lavoro a Roma e i miei colleghi sono tutti a Trento. E’ chiaro che, in un contesto di questo tipo, saper comunicare bene – anche tra di noi – è fondamentale.

 

È un team dislocato e unito, in cui le età, i segni zodiacali, i percorsi professionali, personali e formativi raccontano di una grande varietà d’anime.

 

È questo il bello di lavorare qui: da un lato l’essere schierata a miscelare la giusta combinazione di attività – strategiche, ma serve una mano anche operative – con cui portare a casa l’obiettivo, che rimane sempre il chiodo fisso di ciascuno di noi.

Dall’altro, l’avere la possibilità di lavorare con professionisti e persone di grande competenza e anche di grande ricchezza culturale e d’approccio. È in questo contesto che, ogni giorno, gioco il mio ruolo di Communications Strategist in Dedagroup. Sempre con grande stimolo e con la voglia di eccellere.

E, anche, di evolvere nell’approccio, nei processi, nelle competenze.

 

Un tratto, questo dell’evoluzione costante, che ci accompagna anche per quanto riguarda i percorsi formativi.

 

Trasversali o tagliati su misura per l’esigenza del singolo ma, tutti, volti a nutrire la nostra capacità di raccontare la bellezza della storia di Dedagroup: dal Trentino passando per il mondo, in un viaggio imprenditoriale che ci sorprende anno dopo anno.

 

Postilla

“A me piace lavorare con la gente. Ho rapporti diretti ed interessanti con il dottor Poole e con il dottor Bowman. Le mie responsabilità coprono tutte le operazioni dell'astronave, quindi sono perennemente occupato. Utilizzo le mie capacità nel modo più completo; il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare”.
(HAL 9000).

 
 
 
 

Francesca Petrucci
Communications Strategist
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