Business Technology & Data

Humanification: reduci felici di #WOBIMi

 

Siamo reduci felici della tappa milanese del World Business Forum, al quale abbiamo partecipato con una compagine mista di colleghi di Dedagroup Business Technology & Data e del Marketing.
Felici perché questo è uno di quegli eventi da cui è davvero difficile non uscirne arricchiti: tanto più quando il focus è, come quest’anno, mettere al centro le persone: Humanification. Non solo tecnologia, dunque, anche se il fil rouge è stato comprendere l’interazione fra questa e lo sviluppo umano, e quasi tutti gli speech hanno attinto al passato per parlare di futuro. Provo allora il difficilissimo esercizio di farne una sintesi, col punto di vista di chi ogni giorno vive l’innovazione per tramite dei progetti dei suoi clienti.
 
Negroponte ha aperto la due giorni: se lo avevi già ascoltato altrove, forse un po’ ripetitivo – ma forse è “l’effetto che fa” dato che da decenni ha una capacità pazzesca di leggere il reale e predire l’evoluzione degli scenari globali. Cosa ci dice oggi, Negroponte?

 

“Children are our most precious natural resource”

 

Elemento umano prima di tutto quindi, nel valutare l’impatto della trasformazione digitale e dell’intelligenza artificiale. Entrambe, senza Internet non avrebbero senso, e infatti

 

“Connectivity as a Human Right”

 

Essere connessi è un diritto, avere accesso a Internet migliora la condizione umana. Da subito è chiaro come verrà svolto il titolo di questo evento: la chiave di lettura è l’evoluzione del genere umano.

Subito dopo, il robusto intervento di Chris Anderson (l’autore di “The Long Tail” e “Makers”) che propone invece cinque keywords per il nuovo mondo:

 
  1. Democratize (si abbassano le barriere all’entrata)
  2. Amateur (avocation, not just vocation: l’importanza del divertirsi, ma anche del divergere e del pensiero laterale)
  3. Open Source (è l’architettura della partecipazione)
  4. DIY (apre alla “long tail” dell’innovazione)
  5. Platform (l’innovazione crea lo spazio e le condizioni per ulteriori innovazioni)
 

Non slogan, quindi, ma vere e proprie direttrici evolutive dei modelli di business. Per esempio: Just think about what happens when you put the words “open-source” before a traditional industry, like “open source banking”? That is blockchain!.

Della prima giornata è da ricordare certamente la fantastica Abigail Posner, uno sguardo antropologico sulla tecnologia, con spunti importanti su come sia proprio la creatività l’ambito dell’umano ad essere potenziato dalle possibilità della nuova era. Davvero impossibile individuare un solo key message nel suo speech, che meriterebbe una sintesi a sé stante.
 
Jon Iwata (come il giorno dopo George Kohlrieser) abbiamo anche avuto il privilegio di incontrarlo e ascoltarlo durante i pranzi organizzati da IBM. Jon è il Senior VP Marketing e Chief Brand Officer di IBM: per ruolo e per attitudine non poteva che parlare di Artificial Intelligence e Watson. Naturalmente raccontando la storia e la genesi di queste practice, al centro della Cognitive Era: un cambio di passo nel design fondamentale dell’IT, che non cambia molto spesso (supercomputers – microprocessors – internet – cognitive era: queste le ere secondo la vision IBM) e illustrando i campi di applicazione attuali e possibili. Inutile dire l’enorme fascino di questi ultimi, specialmente in campo medico e del wellness.

 
[By the way: non è futuro: anche in Italia i primi progetti stanno già portando risultati, e noi di Dedagroup siamo molto orgogliosi di aver preso parte a realizzazioni importanti] Guarda qui
 

Molto importante, a mio avviso, anche le informazioni che Ian ha dato alla platea su come IBM stia rispondendo alle preoccupazioni sulla privacy e il trattamento dei dati da parte dei sistemi cognitivi: preoccupazioni anche a me capita di sentire in quasi tutte le interazioni sul tema che ho avuto con i nostri clienti. Chi si affida a questi sistemi non rinuncia al controllo e alla ownership, né tanto meno apre backdoor. Il messaggio chiave che mi sento di portare ai miei clienti italiani è questo:

 

“The soonest you get these systems to learn, the soonest they learn”

 

che significa che gli early adopters avranno un vantaggio competitivo esponenziale.

 
[By the way: noi siamo pronti, attrezzati ed entusiasti!] Guarda qui
 

Che altro?

Michael Porter non efficacissimo nella forma, ma nella sostanza ha scandagliato l’impatto della realtà aumentata, definita “un set di tecnologie che sovrappone dati digitali, immagini e comandi al mondo fisico”. Del suo lunghissimo speech riporto una delle poche cose sintetiche (!), ossia la visione evolutiva del prodotto:

 

Product > Smart Product > Connected Smart Product > Product System > System of Systems

 

Anche questa un’immagine esponenziale che rende bene il concetto che stiamo parlando di innovazioni radicali nel nostro modo di vivere e di lavorare. Una complessità che rende necessario un Continuous Change Management.

 

CMOET: Change Management of (Every)Thing, propongo io come corollario dell’IOT.

 

Su questo versante delle implicazioni cosiddette soft dell’innovazione, ossia proprio su quel versante Human che al #Wobimi ha dato il titolo, splendidi interventi, interessanti e per me istruttivi di Rachel Botsman (davvero originale la sua ricerca sul tema della fiducia), Jonah Berger (il ruolo dell’influenza – positiva e negativa – nelle strategie di marketing) e George Kohlrieser (la leadership come esercizio di ispirazione, di passione e di purpose, scopo).

Ma come realizzare i nostri progetti di innovazione e come orientarci in un mondo così ricco di possibilità e al contempo così complesso?
 
Una buona sintesi, secondo me, la offrono il primo e l’ultimo intervento della seconda giornata.
 
Il primo: Chris McChesney che alla strategia affianca l’execution e ci ricorda le tecniche per realizzare i propri Wildly Important Goals, ossia le tecniche che cambiano processi e comportamenti verso il risultato, giacché per eseguire una strategia non basta il “stroke of the pen”, la firma sul foglio (leggi: non sempre – non più? - fai accadere le cose perché sei potente, hai l’autorità, il denaro per imporre).
 
L’ultimo, davvero last but not least: Samantha Cristoforetti e le emozioni davvero forti che ci ha provocato, col suo racconto così lontano e “più grande” delle nostre sfide quotidiane, ma allo stesso così vicino ed empatico. 

 

Passione, competenza, preparazione, lavoro di squadra e umiltà: questa la sua lezione.

 

…Bellissima esperienza, davvero. 

 

Luciano Bruno
Sales Director
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